FENICE, IL MITO
Uccello mitologico simbolo della Rinascita. Mitico uccello la cui valenza simbolica è stata trasmessa alla cultura occidentale dagli antichi autori greci e poi dai latini, con inequivocabile riferimento al Bennu egiziano e noi lo abbiamo adottato come emblema per nostro blog.
“Ho piume color oro e cremisi con coda lucente di cometa, le mie piume. Non esiste creatura più bella di me, voli di colombe mi incoronano Regina dei cieli" Così si potrebbe descrivere la Fenice, accomunando le similitudini riportate dai vari autori.Nell’Antico Egitto si fa riferimento al Bennu (dal verbo Benu, che significa risplendere) come rappresentazione dell’anima di Ra, il dio del sole.L’atto di nascita della Fenice è l’emanazione della Forza primigenia dell’universo, la prima forma di vita ad apparire sulla Collina che sorse sull’Oceano primordiale (mito della creazione secondo la scuola di Eliopoli per un quadro sintetico delle cosmogonie egiziane. Ancora connesso con il soffio vitale il dono di Fenice al dio dell’Aria Shu:la musica.
IL SOLE Le vittorie della Fenice sull’oscurità erano celebrate dai sacerdoti egizi nei templi di Eliopoli, la città del Sole, ma anche altre popolazioni antiche credevano che il dio sole potesse assumere l’aspetto di un uccello o si servisse degli uccelli come aiutanti. Per i Celti il dio-sole era rappresentato da un cigno, animale sacro a Brighid, dea del Fuoco sacro e delle Acque, Signora dei Bardi, che si narra indossasse mantelli fatti con le piume di cigno.
L’IMMORTALITA’ Il dono dell’immortalità derivò al Bennu da Osiride, il dio-faraone che risorge dalla morte e che svela alla Fenice il grande Mistero: la Fenice, come si evince dal Libro dei Morti, rappresenta il cammino dell’anima, dopo aver superato le prove di Purezza al cospetto degli Dei, per accedere al Mondo Ultraterreno. Intrecciando le varie testimonianze egiziane, greche e latine si possono riassumere le caratteristiche peculiari dell’uccello del Fuoco: Fenice vive per un tempo secolare e non ben precisato, quando sente avvicinarsi la vecchiaia prepara un nido con spezie ed erbe aromatiche e davanti al sole morente si da fuoco con un moto ritmico delle ali, e mentre muore canta il suo lamento al Sole. Quando il fuoco ha finito di ardere, spandendo nell’aria soavi profumi, ecco che dalle ceneri risorge una nuova fenice, giovane e forte.“Io sono Fenice, rinata dalle ceneri, più forte, più pura e più bella che mai; io sono Flo Spirito che continua a vivere in eterno, dopo che si è liberato dal corpo mortale"Conosciuta dagli uomini delle terre dell’Est e dell’Ovest, gli antichi Egizi mi chiamarono Bennu, la splendente, uccello di fuoco, l’anima di Ra il sole, l’araldo di tutte le cose a venire. Io sono scesa sulla Terra per annunciare l’avvento della luce, colei che scandisce il tempo in giorno e notte, in anni e cicli. Da Osiride mi venne il dono dell'immortalità e la corona piumata.Io sono Fenice, uccello di fiamme, creatura dell’aria che vola libera e inarrestabile per indicare il cammino delle stelle. Io sono il fulgido esempio all’uomo perché acquisisca dalla distruzione delle sue scorie l’energia primigenia, e con essa si liberi nuovamente in volo. "Io sono Fenice, libera, battagliera, forte e fiera” Nel Medioevo era raffigurata e classificata nei bestiari come essere la cui natura stava a dimostrare la resurrezione di Cristo, ma anche simbolo di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte.
LO SCIAMANO E LA FENICE Eppure il simbolo della fenice, simbolo della luce solare è dell’immortalità ha delle verosimili origini indo-orientali. La fenice, simbolo per eccellenza della luce e del calore solare, ma anche dell'immortalità, ha verosimilmente un'origine estremo orientale, e più esattamente mongolo-siberiana, e dunque sciamanica. Nella preistoria dell'Eurasia, la fenice altro non era che l'ipostasi mitica e simbolica del re-sacerdote sciamano il quale, rivestito il costume dell'aquila solare, compiva nello stato di sogno, o mimandola con la sua danza rituale, l'ascesa lungo il tronco dell'"albero cosmico" ed oltre, fino al sole, ridiscendendo quindi sulla terra, trasfigurato in un uomo-uccello di luce, resosi definitivamente immortale. Nelle iconografie dell'Asia orientale, centrale e meridionale è ancora possibile riconoscere una chiara traccia di questa antica origine della fenice dal costume sciamanico. Viceversa, ampiamente diffuso risulta ancor oggi l'uso della maschera e del costume della fenice sia nelle danze rituali, che nelle sacre pantomime teatrali eseguite dall'India al Tibet, dall'Indonesia al Giappone, fino alla Mongolia e alla Siberia.
LA MUSICA E LA FENICE Nell’ epopea mistica islamica si narra dell’uccello Simurgh, ossia Fenice, l’uccello che cela Dio posto ai confini del mondo. Come esperto menestrello la fenice modula il suo lamento e mentre canta, trema come una foglia nell’angoscia della morte. Belve e uccelli vengono a lei per ascoltarla, dimentichi come per incanto delle cose del mondo, e a migliaia le muoiono davanti, sopraffatti dalla pena per la sua triste sorte; e molti altri cadono in un profondo deliquio, incapaci di sostenere la malinconia del suo canto. Mentre la fenice diffonde il suo struggente lamento pare che trasudi sangue; poi quando è giunta l’ora della morte ella agita furiosamente le ali e le piume da cui si sprigionano scintille, e in breve tempo è avvolta dal fuoco. L’incendio si propaga agli sterpi che bruciano lentamente finchè tutto, e legno e uccello, si trasforma in ardenti tizzoni che presto si riducono in cenere. Quando si è spenta anche l’ultima brace una nuova fenice sorge dalle sue ceneri.”
Tratto da "Il Verbo degli Uccelli" di Farid ad-din Attar XII sec.Bibliografia: Il mito della fenice in Oriente e in Occidente a cura di Francesco Zambon e Alessandro Grossato Marsilio Editori.

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